Visualizzazione post con etichetta Pasqua. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pasqua. Mostra tutti i post

martedì 19 aprile 2011

TIRA' di Crescentino

Questa ricetta mi arriva dalla mia amica Lellina Alemanno, pittrice e giornalista.

TIRA’

Da quando mi ricordo, e di acqua ne è passata sotto il ponte del Po, sulle tavole di  Pasqua a Crescentino non sono mai mancati I TIRA’. Qualcuno, ma è una minoranza, li chiama  LE TIRA’, e comunque, al di là del genere maschile o femminile, tutti ne vanno ghiotti ed è questo l’incontestabile dato unificante. Sono dolci rustici, simili a minuscole pagnottelle che i bambini intingono volentieri nel latte ed i grandi nel vin santo o nel marsala.
Un tempo le donne li preparavano nelle proprie cucine per poi  portarli  a cuocere  nei forni comuni,  luoghi d’aggregazione privilegiati per il fitto intreccio di  notizie e pettegolezzi. Ora questi gesti, per secoli riproposti, appartengono alla storia locale ma è bello ed importante rievocarli affinchè non si perdano irrimediabilmente nelle ceneri della dimenticanza.     
Piera Torre, in periodo pasquale ripete da sempre la ricetta insegnatale  dalla madre Eglantina Ottino scesa negli anni 30,  per amore di suo padre Andrea, dalle colline del Valentino di Verrua Savoia alla Frazione Galli di Crescentino. Ad Eglantina, a sua volta, l’aveva tramandata la   suocera che forse l’aveva ereditata dalla mamma. Immaginiamo dunque i nostri “tirà allineati sul tavolo in legno di una cucina ottocentesca dalla volta a botte, le finestre piccole ed il  grande camino.     
 
 Ingredienti:

1 kg di  FARINA
3,5 hg  di ZUCCHERO                                                                           
3,5 hg BURRO                                                                                  
6 UOVA (4 INTERE , 2 SOLO IL TUORLO)                                                                                     
LA SCORZA DI 2 LIMONI GRATTUGIATI                                                      
LA SCORZA DI MEZZA ARANCIA  GRATTUGIATA
1 BICCHIERINO DI LIQUORE DOLCE
UN PIZZICO DI NOCE MOSCATA
2 BUSTINE DI LIEVITO VANIGLIATO

Si impastano tutti gli ingredienti come per fare la pasta frolla. Si ricavano poi dei filoni  della larghezza di circa 4 cm e li si suddivide in piccoli pani. Li si pizzica leggermente  sui due lati come per formare una grande caramella e li si spolvera di zucchero. Li si mette in forno a 180 ° per mezz’ora circa. E voilà.

Benchè la  ricetta originale preveda solo la scorza grattugiata di mezza arancia, Piera  ogni volta trasgredisce  per accontentare il marito Domenico Bottino, personaggio mitico di Crescentino: non solo è  lui che ha decorato per una vita  quasi tutte le case del paese, ma ha cantato meravigliosamente in chiese  e  teatri ed anche  recitato la parte di se stesso nel bel film  di Giovanni Mangiano: “Il mare non bagna le nuvole” ambientato nelle nostre terre d’acqua e  sulle colline oltre il grande fiume. E passi dunque la trasgressione della  scorza di un’ arancia intera  per la gioia del nostro artista che non rinuncia mai ai suoi tirà, specie quando parte per andare a pesca. Riposti in una scatola di latta si conservano infatti per alcuni mesi. Sono buoni, energetici e friabili. E con loro, non solo per Domenico, la festa continua oltre la Pasqua.

Maria Giulia Alemanno

http://www.mariagiulia-alemanno.com

lunedì 18 aprile 2011

Riproponiamo la Pastiera!




La settimana precedente la Pasqua, ogni casa napoletana diventa una vera e propria pasticceria e in casa di mia zia dove io vivevo, l'atmosfera della preparazione dei dolci pasquali era particolarmente sentita.
Da noi non si faceva la Pastiera, si facevano "Le" Pastiere che venivano regalate ad amici e parenti con mia grande tristezza.....
Naturalmente non mancavano le Pastierine per le "creature"....
Lo chef era la zia Giuseppina, apprezzatissima da tutti in questo settore.
Io, partecipando assiduamente a questa funzione ,ne ho conservato ricette e modi
Meditate, state preparando "La" Pastiera.....

Prendere mezzo litro di latte, versarlo in un tegame, versarvi mezzo kg di grano già bollito e fare cuocere per circa 20 minuti con la buccia di un limone intero, rimestare con frequenza, finchè non diventi cremoso.
Estrarre la scorza, lasciare raffreddare.
In una grossa ciotola versare 400 di zucchero, 5 tuorli d'uovo e sbattere a crema.
Setacciare 500 g di ricotta romana e aggiungerla nella ciotola. Aggiungere 50g di burro fuso e intiepidito, una bottiglina di acqua di fior d'arancio o meglio millefiori, difficilmente reperibile fuori Napoli.
Aggiungere 2 cucchiaini di cannella, alcune gocce di vaniglia, 50 gr di frutta candita a pezzettini piccoli, la scorza di un limone grattugiata e un pizzico di sale, aggiungere il grano precedentemente cotto nel latte ed amalgamare il tutto.
Portare a neve 2/3 dei bianchi d'uovo avanzati ed incorporarli con un bicchiere di latte al ripieno.
Intanto preparate un pasta frolla poco lavorata così composta:
250 gr farina
120 gr di strutto
100 di zucchero
2 uova
1 pizzico di di sale
la buccia grattugiata di un limone.
Con poco più della metà di questa pasta tirata a 2-3 mm di spessore foderare un "ruoto" che sia non più di 4 cm di altezza, possibilmente svasato, di circa 25- 28 cm di diametro.
Con la pasta frolla rimasta preparare delle liste larghe circa 12 mm e lunghe abbastanza da coprire il diametro (30 cm)
Riempire il "ruoto " foderato di pasta frolla con il ripieno, lasciando un bordo di un cm- un cm e mezzo.
Adagiavi delicatamente le liste di pasta frolla formando un disegno a losanga.
Portare il forno a 180° e cuocere x circa un'ora abbassando di una decina di gradi a fine cottura.
Toglierla dal forno quando l'impasto prende un colore ambrato, raffreddare e prima di servire spolverare la superficie con zucchero a velo
Con questa ricetta partecipiamo a:

sabato 2 aprile 2011

Il Casatiello e tanti ricordi



Immaginate la Napoli della mia infanzia, la cucina della nonna, il forno a legna, le pentole attaccate alla parete, il glicine fiorito che si affacciava alle finestre, il profumo della primavera...le voci delle signorine Tortorella che intrattenevano i bambini del quartiere nel loro alloggio adibito a scuola, con banchi e lavagna (un doposcuola casalingo), la S.Pasqua che si avvicina.....e...
eccoci pronti per preparare il Casatiello...
Ingredienti
500 gr di farina Manitoba Molino Chiavazza
180 gr di sugna (strutto)
40 gr di lievito
un cucchiaio di pecorino
un cucchiaio di parmigiano
sale,pepe
5 uova con il guscio ben lavate
100 gr di ventresca a dadini
150 gr di provolone piccante
50 gr di salame a tocchetti

Versate la farina a fontana sul tavolo,ponete al centro il lievito e stemperatelo con un pò d'acqua tiepida. Unite 50 gr di sugna, il sale e lavorate incorporporando la farina ammorbidendola con acqua tiepida fino ad ottenere una pasta piuttosto morbida (lavorare con energia è il trucco per una buona lievitazione) per almeno 15'.(noi abbiamo inaugurato la nostra "planetaria" nuova, ma chi vuole tornare idealmente al passato può impastarlo a mano).
Lasciate lievitare per un'ora e mezza.
Infarinate un piano di lavoro, stendetevi la pasta, sgonfiatela battendola e stendetela in una forma rettangolare spessa un cm, ungetela con sugna e spalmatela con parmigiano, pecorino e pepe,piegatela a libro e ripetete l'operazione, finchè avrete consumato la sugna . Aggiungete nell'ultima piegatura dadini di ventresca,salame e provolone piccante (calcolate che una parte sparirà misteriosamente)
Togliete un pugno di pasta e mettetelo da parte.
Ungete uno stampo da ciambella e adagiatevi il rotolo chiudendolo come un grosso tarallo unendo bene le estremità.
Fate lievitare per circa 3 ore.
Quando sarà cresciuto il Casatiello appoggiatevi le uova a intervalli regolari coricate con la punta verso il centro.
Con la pasta rimasta formate un bastoncino da cui ricavare 10 segmenti di pasta da disporre incrociati sulle uova premendo delicatamente
infornare in forno appena tiepido e cuocete a fuoco medio per un'ora.
Ancora un ricordo:
il cortile del fornaio dove ogni famiglia portava a cuocere il suo Casatiello: grandi, piccoli, fantasiosi e rustici, ognuno coperto da un panno di tutti i colori.....
(Era anche il periodo della Pastiera che abbiamo già postato qui )
con questa ricetta che mi è molto cara partecipiamo al contest del Molino Chiavazza

giovedì 3 febbraio 2011

La Pastiera



La settimana precedente la Pasqua, ogni casa napoletana diventa una vera e propria pasticceria e in casa di mia zia dove io vivevo, l'atmosfera della preparazione dei dolci pasquali era particolarmente sentita.

Da noi non si faceva la Pastiera, si facevano "Le" Pastiere che venivano regalate ad amici e parenti con mia grande tristezza.....

Naturalmente non mancavano le Pastierine per le "creature"....

Lo chef era la zia Giuseppina, apprezzatissima da tutti in questo settore.

Io, partecipando assiduamente a questa funzione ,ne ho conservato ricette e modi

Meditate, state preparando "La" Pastiera.....

Prendere mezzo litro di latte, versarlo in un tegame, versarvi mezzo kg di grano già bollito e fare cuocere per circa 20 minuti con la buccia di un limone intero, rimestare con frequenza, finchè non diventi cremoso.

Estrarre la scorza, lasciare raffreddare.

In una grossa ciotola versare 400 di zucchero, 5 tuorli d'uovo e sbattere a crema.

Setacciare 500 g di ricotta romana e aggiungerla nella ciotola. Aggiungere 50g di burro fuso e intiepidito, una bottiglina di acqua di fior d'arancio o meglio millefiori, difficilmente reperibile fuori Napoli.

Aggiungere 2 cucchiaini di cannella, alcune gocce di vaniglia, 50 gr di frutta candita a pezzettini piccoli, la scorza di un limone grattugiata e un pizzico di sale, aggiungere il grano precedentemente cotto nel latte ed amalgamare il tutto.

Portare a neve 2/3 dei bianchi d'uovo avanzati ed incorporarli con un bicchiere di latte al ripieno.

Intanto preparate un pasta frolla poco lavorata così composta:

250 gr farina

120 gr di strutto

100 di zucchero

2 uova

1 pizzico di di sale

la buccia grattugiata di un limone.

Con poco più della metà di questa pasta tirata a 2-3 mm di spessore foderare un "ruoto" che sia non più di 4 cm di altezza, possibilmente svasato, di circa 25- 28 cm di diametro.

Con la pasta frolla rimasta preparare delle liste larghe circa 12 mm e lunghe abbastanza da coprire il diametro (30 cm)

Riempire il "ruoto " foderato di pasta frolla con il ripieno, lasciando un bordo di un cm- un cm e mezzo.

Adagiavi delicatamente le liste di pasta frolla formando un disegno a losanga.

Portare il forno a 180° e cuocere x circa un'ora abbassando di una decina di gradi a fine cottura.

Toglierla dal forno quando l'impasto prende un colore ambrato, raffreddare e prima di servire spolverare la superficie con zucchero a velo